Il Territorio

La più antica attestazione di un centro abitato nell’area è legata alla citta, tutt’ora non identificata, di Xiphonia fondata dai greci nel VII secolo a.C.. Nel III secolo a.C. fu conquistata dai Romani e venne rifondata con il nome di Akis, identificata nella zona di capo Mulini.

Storicamente un primo castello fu edificato nel VII secolo d.C. (secondo altri nel VI secolo) dai bizantini su di una preesistente fortificazione di periodo romano forse del 38 d.C. e chiamato Castrum Jacis.

La prima attestazione post classica riguarda il castello Aci e risale al 902: la fortezza bizantina fu assediata,  presa e distrutta dagli arabi. Nel 909 il califfo ‘al-Mooz fece riedificare sulla rupe una fortificazione (qalat), che doveva far parte di un più vasto sistema difensivo atto a proteggere l’abitato. Sotto la dominazione araba il borgo venne chiamato ‘Al-Yâg o Lî-Yâg e fu un importante centro della Sicilia orientale.

Con la conquista normanna di Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, Castrum Jatium fu donata nel 1092 al vescovo di Catania, Ansgerio. Il 17 agosto 1126 il Vescovo abate Maurizio di Catania ricevette nel castello di Aci le reliquie di sant’Agata, riportate in patria da Costantinopoli dai cavalieri Goselmo e Gisliberto.

Con l’eruzione del 1169 le lave arrivarono sino al castello, colmando il braccio di mare che lo separava dalla costa. In quella occasione parte della popolazione si spostò nella cosiddetta contrada di Aquilio (derivante dal console romano Manlio Aquilio a proposito del quale si narra che lì, nel 104 a.C., sedò un tumulto di folla) e che sarebbe la odierna zona di Anzalone, da cui prese il nome di Aci Aquilia.

Foto del Castello prima della costruzione della strada costiera.

Foto del Castello prima della costruzione della strada costiera.

Durante i Vespri (a cui il borgo parteciperà), Federico III d’Aragona concesse l’«Università di Aci» all’ammiraglio Ruggero di Lauria nel 1297. Dopo alcuni anni, quando Ruggero di Lauria passò con gli angioini contro la corte aragonese, il re Federico fece espugnare il castello, usando una torre mobile di legno chiamata “cicogna”, riprendendo così con la forza la fortezza nel demanio. Nel 1320 Federico III d’Aragona cedeva il territorio del castello di Aci (ormai di proprietà di Margherita di Lauria, discendente di Ruggero) a Blasco II Alagona al quale successe il figlio Artale I. Nel 1326 avvenne il saccheggio da parte delle truppe di Roberto d’Angiò comandate da Beltrand de Boiax.

Nel 1354 il territorio di Aci fu devastato ed il castello espugnato dal maresciallo Acciaioli, inviato in Sicilia da Ludovico d’Angiò. Nel 1356 il governatore di Messina, Niccolò Cesareo, in seguito a dissidi con Artale I Alagona, richiese rinforzi a Ludovico d’Angiò, che inviò il maresciallo Acciaiuoli. Le truppe, assistite dal mare da ben cinque galee angioine saccheggiarono nuovamente il territorio di Aci, assediando il castello. Artale I Alagona respinse l’attacco e quindi contrattaccò con la flotta siciliana mettendo in fuga la flotta angioina. La battaglia navale, che si svolse fra la borgata marinara catanese di Ognina ed il castello di Aci, fu detta “Lo scacco di Ognina” e segnò una svolta definitiva a favore degli aragonesi nella guerra del Vespro.

Durante la rivolta anti-aragonese, Artale II Alagona insorse contro il re Martino il Giovane (nipote di Pietro IV d’Aragona), asserragliandosi nel castello. Solo dopo un lungo assedio da parte del re, il castello fu espugnato. Si narra che riuscì nell’impresa guastando il sistema di approvvigionamento idrico del castello, approfittando dell’assenza di Artale II (1396). Nel 1402 il re Martino il Giovane fece del castello la sua dimora insieme alla seconda moglie Bianca di Navarra.

Durante la rivolta anti spagnola di Messina (1674-1678) venne edificato dagli spagnoli un fortilizio, oggi scomparso, dotato di cannoni: durante la realizzazione delle fondamenta furono rinvenuti numerosi reperti archeologici, oggi conservati presso l’Accademia degli Zelanti. Dopo la presa di Taormina, l’esercito francese minacciò da terra e da mare Aci: in quest’occasione la flotta francese si ancorò tra capo Mulini e il Castello di Aci per assediare da mare la città. Le difese del castello e quelle del forte a capo Mulini obbligarono la flotta francese a ritirarsi velocemente.