Progetto AKIS 2017

Il progetto si propone di esplorare sistematicamente, attraverso diverse campagne di ricognizione, l’intera fascia batimetrica compresa tra la linea di costa e la batimetria a 22 m  di profondità per mezzo del sistema DGPS subacqueo Ru.Na.; questo sistema permette di registrare con precisione centimetrica sia il tracciato dei subacquei durante l’immersione sia il posizionamento preciso di markers sul fondale.

Quest’area risulta pressoché sconosciuta dal punto di vista archeologico nonostante vi siano notevoli emergenze. Nessun campo scuola di archeologia subacquea è mai stato effettuato in precedenza. La mappatura di tutti gli elementi antropici rinvenuti sul fondale, oltre a evidenziare le varie presenze di materiali archeologici nel loro aspetto diacronico e spaziale, potrà permettere di identificare le aree di rada e, di conseguenza, i probabili punti di approdo dei centri abitati lungo costa, oggi sconosciuti in quanto obliterati dalle diverse colate laviche di epoca storica succedutosi in questo territorio.

Uno degli obiettivi del progetto è, oltre alla finalità scientifica e didattica, formare nuovi professionisti del settore, in modo da poter, in futuro, organizzare, in aggiunta ai corsi base, delle sessioni specifiche con i corsisti che già hanno avuto modo di conoscere il territorio lavorando attivamente al progetto.

Durante i campi scuola di archeologia subacquea, il lavoro, ovvero la ricognizione sistematica del fondale, prevede l’utilizzo di strumentazioni innovativi per il survey subacqueo grazie ad un sistema di tracciamento degli operatori in acqua e del posizionamento ad alta accuratezza delle evidenze archeologiche riscontrate. Le ricognizioni saranno effettuate da squadre di operatori che si alterneranno durante le ricerche. Ogni squadra, formata da un minimo di quattro subacquei, sono dotate del sistema di posizionamento, di macchina fotografica e dei supporti per la documentazione dei materiali direttamente in acqua. I materiali rinvenuti, salvo elementi di notevole interesse archeologico, saranno documentati in acqua o prelevati per essere documentati a terra e poi riposizionati nel punto di ritrovamento in modo tale da non depauperare il fondale dalle evidenze archeologiche. La documentazione dei materiali potrà avvenire sia attraverso i tradizionali sistemi di rilievo e disegno sia grazie alla fotogrammetria prospettica.

Un ulteriore lavoro sarà dedicato al censimento, misura e schedatura dei blocchi litici presenti lungo i fondali attorno al castello, nel tentativo di individuare, metrologicamente e morfologicamente, l’eventuale periodo di appartenenza nonché l’effettiva dispersione rispetto alla struttura.

Una volta mappate le evidenze si procederà allo studio delle stesse e a una prima catalogazione che permetterà uno studio della dispersione dei materiali antropici tale da permetterne un’analisi spaziale volta alla comprensione dello sviluppo diacronico della fascia costiera oggetto di studio.

Durante i campi scuola di archeologia subacquea, parallelamente alle attività di ricerca saranno tenuti, da esperti del settore, dei seminari di approfondimento sul lavoro professionale in acqua, sulle tecnologie utilizzate per le indagini e su focus di approfondimento archeologici.

Durante la campagna di archeologia subacquea verrà stilata la relazione del lavoro svolto che, verso la fine del campo permetterà di realizzare la relazione finale delle attività svolte; tutte le informazioni raccolte sul campo, nonché le analisi scientifiche svolte verranno sintetizzate in uno o più articoli scientifici che saranno pubblicati e presentati nelle sedi scientifiche ritenute più adatte.

L'AREA DEL PROGETTO


Corrisponde allo specchio di mare, compreso tra la battigia e la batimetrica -22 m, compreso tra Punta Aguzza e Capo Mulini, nel comune di Aci Castello. La linea di costa dell’area di ricerca è costituita, nella maggior parte del tratto, da una falesia formatasi in seguito alle colate laviche generate dall’Etna nel corso dei millenni. Gli elementi più caratterizzanti sono i cosiddetti “Scogli dei Ciclopi” e il promontorio su cui sorge il castello d’Aci. L’area tra il castello e i faraglioni, nella cui parte retrostante si apre il moderno porto di Aci Trezza, è costituita da un’ampia insenatura dove la costa si presenta più bassa e perciò adatta alla rada di navigli. L’areale in oggetto coincide totalmente con la zona C dell’Area Marina Protetta Isole Ciclopi gestita dal CUTAGNA, ovvero un consorzio tra il Comune Aci Castello e l’Università di Catania. Ad oggi le uniche indagini archeologiche condotte con sistematicità sono la zona di capo Mulini, condotte dall’Università di Catania sotto la supervisione del prof. Tortorici, e la zona di punta Aguzza condotte dalla Soprintendenza del mare e dalla dott.ssa Teresa Saitta. Attualmente il progetto riguarderà ricognizioni sistematiche nell’area coincidente con la zona A del parco racchiusa tra il porto di Aci Trezza, i Faraglioni e il castello di Aci.